GUIDA ALLA CHIESA DI S. ANNA

 

 

Offrire ai fedeli una migliore conoscenza di questo sacro luogo di culto è lo scopo delle brevi note che seguono.

Il convento di Santa Maria di Gesù degli Osservanti di S. Francesco d’Assisi, fondato nel 1623 , ebbe accanto una chiesa dedicata a S. Anna che era sorta precedentemente , forse sui resti di una preesistente moschea araba, a mano sinistra dall’entrare in paese dalla porta di “Battaro”. Padre Pietro da Roma, dello stesso ordine monastico, vi portò la reliquia del concittadino e patrono S. Leone II Papa.

Nel 1640 il convento passo ai Padri Riformati di Palermo che lo dedicarono quindi a Santa Rosalia; più tardi la chiesa riprese il nome di S. Anna.

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La guida è articolata in modo che , entrando in chiesa, si segua la parete sinistra dell’unica navata sin all’altare maggiore e poi si retroceda lungo la parete opposta sin all’ingresso per tornare infine verso l’abside e visitare la sacrestia e da qui uscire sull’antico chiostro .

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·        Entrando, subito a sinistra del portone, attorno ad una nicchia che serviva a sbarrarlo mediante un palo posto di traverso, si leggono due date: 1530 e 1611; la prima dovrebbe indicare la costruzione del tempio, la seconda la creazione del famoso Crocifisso da parte di Fra’Umile Pintorno da Petralia.

bulletSegue una bella e grande lastra di marmo dipinto, del ‘600, certamente parte di un altare poi demolito.
bulletQuindi il mausoleo dedicato a Vittoria Cordova De Arena, nobildonna Aidonese, morta nel 1855, sormontato dallo stemma di famiglia, scudo con leone rampante.
bulletPremessa la grandiosità delle cornici di tutti e quattro i grandi dipinti della chiesa risalenti al ‘600 –‘700 e tutti di autori allo stato non identificabili per mancanza di riscontri, ammiriamo ora il primo che rappresenta la Madonna della Indulgenza Plenaria, detto della Porziuncola, con S.Francesco, Santa Chiara, Santa Rosa e Santa Rosalia che ricevono appunto l’Indulgenza. La Porziuncola è la chiesetta rustica, oggi inglobata nella basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi, ove  S. Francesco fece voto di povertà.
bulletSotto, dove si trovava certo un altare, alcune delle lastre tombali rimosse dal pavimento rinnovato nel 1989, fra cui quella in cui nella parte superiore si legge la lettera “S” della famiglia Savina (grande benefattrice della chiesa) e nella parte inferiore la seguente iscrizione latina: “ JOSEPH SAVINA DUM ASTREE LANCEM LIBRARET, QUI HIC EXTREME TUBE CLANGOREM EXPECTAT,VERBO CRUCI EXTINCTO SACELLUM HOC P.D.1655”; la traduzione che segue si deve al prof. Michele Cuciuffo , illustre studioso nostro concittadino: “ Giuseppe Savina, mentre da vivo cercava di adeguare il suo fare al volere di Dio,( e ) che qui attende il suono della tromba del giudizio estremo, al Verbo morto in croce questo sacello pose (nell’anno) domini 1655”. La parola sacello indica il luogo del tempio che accoglie una immagine sacra e ,nel nostro caso, l’altare maggiore al quale sovrasta,lo stemma della famiglia Savina.
bulletNello stesso spazio si trova, capovolto, un capitello corinzio rinvenuto nel territorio e , fortunatamente, portato in salvo nella chiesa.
bulletSubito dopo una statua di S. Francesco di Assisi, del ‘700, scolpita su legno molto pesante.
bulletIl secondo grande dipinto rappresenta la Vergine Immacolata con il filosofo Duns Scoto e altre figure: la Vergine ha ai suoi piedi un giglio simbolo della purezza. Nell’angolo è raffigurato un angelo che tiene una pergamena sulla quale è scritto :” DIGNARE ME,LAUDARE TE,VIRGO SACRATA , DA’ MIHI VIRTUTEM CONTRA HOSTES TUO” ; si traduce :”degnati che io ti possa lodare,Vergine Santa, dammi la forza contro il tuo nemico”. Duns Scoto nacque in Scozia nel 1265 e morì nel 1308 , fu filosofo e teologo francescano, il primo a proporre che la Madonna in quanto madre di Gesù, fosse dichiarata Immacolata, cioè libera ,monda dal peccato originale. Sul dipinto si leggono le parole:” VOLUIT – DECUIT – FECIT” da tradursi :” (DIO) VOLLE – RITENNE GIUSTO – FECE ( che la Madonna fosse Immacolata)”.
bulletAlla fine del nostro percorso sul lato sinistro della chiesa troviamo una statua del ‘600 della Madonna Immacolata, con sul capo la corona di 12 stelle.
bulletSiamo così giunti all’altare maggiore del tempio, grande opera architettonica ed artistica del 1655, grandiosa composizione di intarsio su marmo arricchita da due colonne con capitelli corinzi, il tutto ad avvolgere in una profonda atmosfera di commossa devozione la trascendente visione del Cristo inchiodato alla croce per la nostra salvezza. L’opera è una fra le più belle realizzate da Frà Umile Pintorno da Petralia e risale al 1611. Va osservata da sinistra , di fronte e da destra per cogliere le tre diverse espressioni del volto , rispettivamente il dolore, la rassegnazione, una accenno alla gioia di avere adempiuto il Volere di Dio. Infatti il Cristo in agonia dice:” l’anima mia è triste sino alla morte ( dolore), lo Spirito è pronto ( gioia) , la carne è debole (rassegnazione). Vuole la leggenda ,una delle tre che avvolgono Aidone, che dopo avere scolpito il crocifisso ,Frà Umile non riuscisse a scolpirne il volto come lui lo voleva , e che alla fine addormentandosi spossato, al risveglio trovasse già compiuta l’opera nel modo che aveva immaginato.Chissà se talvolta i miracoli non diventino leggenda!L’altare maggiore è sormontato dallo stemma nobiliare della famiglia SAVINA (alla cui munificenza si deve l’altare stesso ) che consiste in una testa di guerriero con elmo piumato; nel sottostante scudo diviso in due mezzi, superiore ed inferiore si legge rispettivamente la “S” del cognome della famiglia, e in quello inferiore l’iscrizione:” D.O.M. JOSEPH SAVINA P.D.A.1655” cioè “ Domino Optimo Maximo Giuseppe Savina Posuit Domini Anno 1655”.
bulletA destra dell’altare il dipinto realizzato dai fratelli Vaccaio di Caltagirone nel 1845, donato alla chiesa dall’allora sindaco di Aidone  Franco De Arena, rappresenta S. Francesco di Paola che ridona la vista ad un bambino; sul margine inferiore è scritto “SAN PASCALIS BAYLON” ; nell’angolo in basso a destra è riprodotto lo stemma nobiliare della famiglia De Arena.
bulletScendendo quindi lungo la parete opposta troviamo il grande dipinto che rappresenta S. Anna che porge della frutta al Bambino Gesù in braccio alla Madonna, S. Giuseppe e S. Gioacchino; il dipinto è incastonato in un altare del tutto simile a quello maggiore ed al di sopra è affrescato lo stemma nobiliare della famiglia De Arena con ,nello scudo, un leone rampante rosso che regge con le zampe anteriori uno stendardo.
bulletSubito dopo mausoleo dedicato a Vincenzo De Arena Boscarini nobile Aidonese morto l’8 settembre 1872.
bulletQuindi l’ultimo grande dipinto, rappresentante Maria Assunta in cielo, con S. Pasquale Baylon e con il papa Paolo V , Camillo Borghese papa dal 1605 al 1621 e forse contemporaneo alla produzione dell’opera.
bulletPoco avanti lapide sepolcrale a ricordo del piccolo Francesco De Arena Boscarini morto il 20 Marzo 1858.
bulletResta da ammirare la splendida acquasantiera del ‘500 in marmo scolpito dal Gaggini o quantomeno da scultore della sua scuola di Palermo.
bulletInfine accanto al portone della chiesa mausoleo dedicato a Giuseppe Capra morto nel 1856.

Volgiamo ora tutto intorno lo sguardo ai 14 piccoli quadri che raffigurano la Via Crucis: si reputano essere opera di diversi autori e risalire al 1700. Ma una diversa Via Crucis doveva certamente ornare questo tempio sino a 40 anni fa perché , sulla rivista “IL RIEVOCATORE” edita a Marano di Napoli, datata I° quadrimestre 1963 , a firma del giornalista Sergio Governa, nell’articolo titolato “Scoperta di Aidone” si legge:” chiesa di S. Anna – rozza Via Crucis fatta da detenuti spagnoli per la Cappella del luogo di pena. I tratti delle figure dei Santi sono modellati impastando la poca acqua ,urina e sangue con polvere raschiata dalle mura delle celle”. Solo una considerazione temporale : i Borboni di Spagna regnarono dal 1770 al 1860.

Nella sagrestia ( dovrebbe chiamarsi “sacrestia” essendo il luogo deputato alla conservazione degli arredi sacri) si trova , sulla parete a sinistra entrando, un monumentale lavabo-fontana in pietra, sembra alabastro ( e proprio di alabastro esisteva in Aidone una cava), con grande volta a forma di conchiglia aperta, a mezza altezza serbatoio d’acqua in pietra lavorata in cui manca il coperchio ed in basso lavabo concavo dello stesso materiale.

Quadro rappresentante S. Francesco d’Assisi copia di una tela esistente in Vaticano e quadro raffigurante S. Pasquale Baylon entrambe del 1650 circa.

Infine grandioso armadio a palchetti, intarsiato a fiori ed animali, scolpito nel 1660 da Frà Innocenzo da Petralia o come altri sostengono dal concittadino Frà  Cherubino Correnti nel 1714; sembra che in origine questo stupendo mobile avesse dimensioni maggiori.

Prima di uscire dalla chiesa un ultimo sguardo al crocifisso di Frà Umile da Petralia : capiterà anche a voi di trarne serenità e sicurezza.

All’esterno ,in quello che era una volta il chiostro dell’antico convento, poche delle 24 colonne ,esili ma ciascuna in unico blocco di pietra arenaria e dei relativi archi che lo circondavano: tracce sempre più nascoste del pozzo centrale , nessuna invece degli affreschi che ornavano su tutti e quattro i lati il porticato.